La difficoltà di praticare la compassione in questa società

Compassione ed empatia sono qualità che mal si conciliano nella nostra società, e io, che lo sono di natura, ne soffro molto. C’è un signore che a oltre 80 anni lavora ancora come pulitore in un condominio.

Ha il volto buono e quando porta la fattura chiede sempre con gentilezza la cortesia di pagarla il prima possibile. Io non riesco a pensare ad altro.

Al perché alla sua età faccia ancora un lavoro così duro e non si riesca a godere la vecchiaia. Vorrei chiederglielo, ma mi sembra inopportuno e l’unica cosa che posso fare è assicurarmi che lo paghino in modo puntuale.

Ma la morsa allo stomaco mi resta, per tutte le persone ingrate, invidiose e furbe che vedo in questa città e in questo paese.

Per un mondo che premia il pressappochismo, la superficialità, i furbetti. Vorrei fare qualcosa per lui e ogni volta che ci penso mi si stringe un nodo in gola.

Non so perché ma vorrei proteggerlo, aiutarlo. Ho paura che gli altri si approfittino di lui, non so se ha una famiglia, qualcuno che se ne prenda cura.

Vorrei voltarmi dall’altra parte, scrollare le spalle e pensare ad altro ma non ci riesco. Non riesco più a sentirmi a mio agio in questa società dove vanno avanti i furbi e i falsi, dove la bontà d’animo e l’onestà sono diventati un difetto.

Questo mondo non è più per me o forse io non sono più per questo mondo. Vorrei ritirarmi in un guscio protetto dove il male del mondo e la falsità non riescano a toccarmi.

Sono state settimane dure, molte persone mi hanno delusa, alcune molto vicine. Non ho più molte certezze se non che non posso più avere a che fare con falsi e ingrati, meglio la solitudine o un piccolo cerchio ristretto e selezionato di persone fidate. Intanto penso a ciò che posso fare per aiutare questo signore umile ed educato.

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